Almoust Norwegian Wood

Da leggere rigorosamente ascoltando la canzone http://www.youtube.com/watch?v=N3cUejOltsA

 

 

I once had a girl, or should I say, she once had me…
She showed me her room, isn’t it good, norwegian wood?

…Odio le pareti scrostate quando stacchi una foto che non vuoi più vedere e quella che attaccherai sopra la scrostatura cadrà prima del previsto.

She asked me to stay and she told me to sit anywhere,
So I looked around and I noticed there wasn’t a chair.

Hai riempito camera mia di tazze dal fondo incrostato di cappuccino che nemmeno sai fare, l’alone rimane su parquet quando decido di prenderle per portarle via da lì.

I sat on a rug, biding my time, drinking her wine.
We talked until two and then she said, “It’s time for bed”

E tutti quei vizi sono diventati soporiferi. Inevitabili.

She told me she worked in the morning and started to laugh.
I told her I didn’t and crawled off to sleep in the bath

Ho saltato i gradini a sei a sei per arrivare a prendere la metro delle 8:05  per andare a lavoro  e al mio ritorno tu eri ancora a letto, con la mano poggiata sul mio parque di plastica che sporgeva da quel letto che forse però poi ho scoperto era di legno norvegese.

And when I awoke, I was alone, this bird had flown
So I lit a fire, isn’t it good, norwegian wood.

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The no-resilience of my hole.

Mi attacco ai consigli di wikipedia e compulsivamente cerco notizie cliniche sulla resilienza.

-non ho nessuna scusa per cercarti-

Come se non bastasse questo cielo che resiliente non lo è mai.

-devi eliminarlo rimuoverlo cancellarlo e trova ogni sinonimo possibile e fallo-

Le previsioni del tempo annunciano peggioramenti e freddo e grigio ma la risonanza magnetica a cui mi sono sottoposta dice che il mio cervello sta abbastanza bene e insomma raccolgo dati contrastanti sulla possibilità di essere resiliente a mia volta, solo la metereologia mi è ostile. Maledetta.

Ho un buco gigante sui miei collant e con le dita lo allargo, mi accanisco, eppure si gela.

-prenditi del tempo e torna a casa e bevi del latte caldo col miele e smettila, che sei terribile-

 

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Necrosis

Ho aspettato il treno che da Trento doveva portarmi a Milano per 40 minuti.
E faceva freddo e le dita dei piedi erano gelide.
Allora ho saltellato, ho saltellato ancora e ancora.
Non me ne importava nulla di andarmene da Trento, non me ne importava nulla di tornare a Milano.
Il ragazzo seduto davanti a me sul treno mi ha chiesto cosa leggessi.
Ma io non stavo leggendo, sfuggivo solo da processi necrotici e non lo facevo nemmeno bene.

Non sapevo come dirglielo.

- senti tu dai dimmi qualcosa che sia meglio di questi libro di questo treno di questa neve di queste dita gelide dei miei capelli crespi delle mie occhiaie verdi, che mi pare che l’unica necrosi galoppi nell’anima -


-

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(S)drammatizzando

Mio padre dice sempre che mi innamoro di personaggi improbabili a cui succedon cose improbabili, che hanno trascorsi drammatici, psicologie contorte e così via.

Lui è sempre stato convinto che io li cerchi appositamente per potermi arrovellar in modo più passionale e tragico.

Ed io? Io l’ho sempre deriso per questa sua convinzione… pensando che di me non avesse capito nulla.

Ma forse papà, beh forse avevi ragione.


-E nella penombra della stanza alzi il tuo bicchiere e brindi alla pace tra noi, dopo uno sciocco litigio.

Poi sorridi e aggiungi che brindi anche alla pace, un giorno forse, tra Israele e Palestina.

Il bicchiere con cui hai brindato sta ancora sul tavolo su cui l’hai lasciato prima di andar via -




Mio padre sarebbe fiero, non so se di me, ma di sicuro dei suoi presagi.

Il soldato israeliano rientra nelle categorie che conferman la sua teoria.

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Co-incidenze

 

La domenica è tornata a farmi quell’effetto tiepido e dolce.
Il sapore di sano e le sfumature del torpore.

Sto qui sdraiata con Ther e Inken sul divano-letto della nostra cucina, aperto per l’occasione, litri di tè e tazze colorate, libri e computer.

Ecco, appunto, libri.
Cloda per natale me ne ha regalato uno dal nome -Nulla succede per caso- di  Hopcke. Lo stavo leggendo fino a 5 minuti fa.

Ho terribilmente amato questo dono, così calzante alle mie piccole manie: io cerco sempre, talvolta troppo, l’effetto ed il significato delle coincidenze nella mia vita e in quella degli altri.

Coincidenze sincronistiche, in gergo psicologico-filosofico-scientifico.

E ho terribilmente amato vedere che nel libro in questione, viene ripetutamente citato, guarda tu che coincidenza, il mio scrittore preferito, Kundera, nonché, e non so se per coincidenza, scrittore preferito di mio padre e tanto amato da mia sorella e mia madre.
Vizio di famiglia.

Ma più che altro direi di milioni di lettori.

-Facciamo bene a rimproverare coloro che sono ciechi alle coincidenze della vita poiché quelle coincidenze uniche ci rendono di volta in volta coscienti della bellezza, dell’ordine e del concatenarsi delle storie che stiamo vivendo -

Diglielo, Milan, ti prego, diglielo…

Che la domenica continui.

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Bianco.

Nevicano fiocchi di cenere su Berlino.

Han la stessa forma di istanti che si schiantano al suolo.

Non puoi più raccoglierli con le mani.


Jaspar sta su una piccola sedia con le mani incollate alla finestra ed il suo sguardo è stregato da tutto il bianco intorno.
Quanto ha aspettato questo momento. Quanto ho aspettato questo momento.

Poco lontano da lì, ad est della stessa città, lui sta davanti allo schermo del suo mac, si è svegliato poco prima, la violenta luce della città innevata si è schiantata sulle sue due finestre e lo ha fatto sorridere, perché tutto era già bianco, ed oltre la sua pelle, qualcosa di più bianco.

Lei ha tirato fuori la lingua e cercato un atomo volante di ghiaccio.
Ha cercato il bianco anche se c’è solo tutto bianco intorno.

E che il bianco possa stordire il resto degli altri insulsi colori dell’iride.

Il bianco che isola gli errori mentre ci saltelli sopra con le scarpe peggiori.
Il bianco del cielo che è  solo grigio che fa l’amore col giallo, che dopo l’orgasmo sparisce, che lascia i due colori liberi di esser colori a prescindere, scissi.

Era solo sperma.

Bianca come la patina che le ricopre gli occhi sotto la luce a neon dell’ultima metro inseguita.

Bianca è la nuca di lui mentre sta di spalle, candida come la neve mentre si fa sfiorare da ciocche cenere.

Nevicano ancora fiocchi di cenere su Berlino.


Che se non puoi raccoglierli puoi calpestarli.



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Analogie.

1.

Piange davanti il bagno, biascica parole e poi si siede e tiene il viso tra le mani.
Non riuscivo ad aspettare, lo odio, non mi ha lasciato spazio, non mi ha lasciato il tempo.
O. ha 4 anni ed i pantaloni tutti bagnati, non è riuscita a trattener la pipì mentre R. un prepotentello di quasi 5 anni temporeggiava sul water. Io l’abbraccio e le ripeto, ti capisco tesoro, ma non vergognarti, non è facile trattenersi, può succedere.

Z. non ha 4 anni ma anche lei ha pianto a terra in un bagno per non esser riuscita a trattener qualcosa. Z torna nello stesso luogo, dopo tanti mesi,  e rientrando nello stesso bagno ride.
I bambini imparano a trattenere la pipì, i grandi forse ad educare i sentimenti. Ma ci vuol comunque tempo.

2.
Non vedo niente, non vedo niente.
Ha le mani sporche di terra ed i pantaloni pieni di fango.
G. ha 3 anni e mezzo ed è vittima di una manciata di terra negli occhi da parte di qualcun’ altro.
Gli chiedo chi sia stato e lo porto a sciacquar il viso. Adesso vedi bene, no?
Non smette di strillare fin quando non faccio il gioco più sciocco che conosco. Se tocchi diverse parti del mio corpo farò espressioni diverse.
E lui smette di piangere e continua a tirarmi le orecchie e premermi il naso.

M sta seduto sulla metro mentre fuori sta facendo giorno e chiude gli occhi, li chiudo anch’io e mi accuccio sulla sua spalla.
Stanotte mentre ballavo ho cominciato a non veder più nulla, per 10 minuti ho creduto di esser cieco, mi dice. Son andato al bagno a sciacquar la faccia e stavo di nuovo benissimo.
È lo jagermeister dico io. Non far quel nome, dice lui. Non nelle prossime 24 ore.

3.
J mi accarezza la mano, è diffidente, titubante poi si avvicina e poggia la sua test sulle mie gambe. Tutti riposano intorno a noi. Mi avevano detto tu fossi uno difficile, problematico eppure sei qui, sei qui a darmi il tuo amore.
Una famiglia complicata han detto.
Tu sei già grande. Tu sei già bello. Mi sdraio sul tappeto colorato, ti arrampichi su di me e ti addormenti sulla mia pancia. Ti stringo e chiudo gli occhi felice ed inquieta per timore di svegliarti e disturbarti. Mi accarezzi il viso.
Il giorno dopo ti vedo e ti vengo incontro, cerco di darti la mano e tu scappi via violentemente guardandomi come se non mi conoscessi.
La maestra si avvicina e mi dice che me l’aveva detto che eri un bambino complicato, non rimanerci male Roberta, i bambini son così.

Sulla metro ci ripenso. Ma non è vero che solo i bambini son così. No. Cosa vuol dire bambino.

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Suffissi e Prefissi.

Mi sono sciolta come il formaggio nel mio tostapane rotto mentre riordinavo le vecchie cartelle di foto, che erano le tue foto, vecchie che poi sembrano vecchissime.

Nel ritrovare i tuoi occhi vivi sono diventata come la meringa su quelle torte al rabarbaro che mangiavo ad Heidelberg sentendomi in colpa, come sempre, ma in realtà stavo dimagrendo tantissimo, al contrario di te.

Mi sono lasciata coinvolgere da pensieri talmente piccoli da esser come minuscole dita che mi solleticano.
Calore
Odore
Sentore
ed un altro paio di cose che finiscono con -ORE-

Ma ORAmai. Il Prefisso è ORA.

Mi sono accorta che siamo talmente diversi da quei noi-due-di-prima, dove noiduediprima è una parola composta, che potrei mettermi a dialogare con quella lì travestita da me in quelle vecchie foto fatte al mare e non sarei d’accordo con lei su quasi nulla. Mi darebbe quasi il nervoso.
Non so come sarebbe riparlare con quel te.

Le direi che sbagliava tanto e troppo e poi la inviterei a ballare per  aiutarla a scrollarsi di dosso tutto quel catrame che le offuscava i sogni.
Gli direi tante cose.

Ci sorrido, cioè si insomma sorrido a noi,  perché a due che si guardavano così come le foto raccontano non puoi far a meno di sorridere.

Troppo intimo forse ma mi piace dirlo.

2008

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Sorry but i’m titleless.

Introduzione:

(…)

La stanza non le è mai parsa tanto stretta.

Si ricorda ancora come nei mesi i suoi ricordi la modificavano rendendola enorme.

E adesso c’è un silenzio dietro l’altro, un silenzio talmente ingombrante da occupare qualsiasi spazio percorribile tra loro. Non ci si può nemmeno muovere, si rimane immobili pur fingendo di agire.

Ma in quella stanza c’ho ballato, in quella stanza c’ho sognato.
In quella stanza c’ho cambiato le lenti scure dei miei occhi scegliendone un modello diverso e colorato.
Quella stanza adesso la lascio senza guardarmi intorno e calpesto a piedi nudi il vetro delle lenti colorate che avevo scelto, incosciente, di indossare.

Ma anche il sangue sembra sia bianco. Asettico.


Svolgimento:

Asettico, come gli occhi di lui in quell’istante.

Ed allora

Vai via da qui,
le dicono quegli occhi, più della stessa voce.

Vai via da qui,
si ripete lei. Si sussurra. Si urla, ma restando sempre in silenzio.

Chissà se la porta ha fatto davvero tutto quel rumore che le è sembrato di sentire mentre correva giù per le scale.

Voleva davvero sbatterla?

o voleva andar via chiudendola piano?

Fuori piove. Piove dentro.


Conclusione:

Lui ha ripulito il karma di lei con fare quasi maniacale mentre il suo invece, di karma, adesso giace sudicio sullo stesso pavimento da cui l’ha costretta a raccogliere in fretta i vestiti.


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Limoni

arena

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

a-  Nel caso in cui non te ne fossi accorta il sole sta splendendo da un bel po’.

b-  La mattina qualcuno impara a suonar le percussioni dentro al mio cranio.

a- Non hai imparato alcuna parola nuova oggi a colazione.

b-  Ho buttato giù caffè diluito con l’acqua senza capir davvero cosa mi stessero dicendo in tedesco.

a-  Devi riordinare il balcone, c’ hai una gran fortuna con un balcone così grande a Berlino.

b-  Ho comprato al mercato una pianta per il balcone nuovo e vorrei non dovesse morire mai.

a-   Hai fatto la doccia alle 5 del mattino e l’hai fatta al buio.

b-   La doccia di questa casa è un giocattolo a cui non so resistere, credo farò tante docce.

a-   T’eri proprio innamorata della piscina ma avevi pensato che settembre sarebbe stato già freddo.

b-    Mi sono tuffata in piscina e ci sono rimasta fino a farmi diventar le labbra viola.  L’avevo sognata.

Poi il grigio invernale mi peserà sulle palpebre ed allora voglio esser satura di colori.

Poi la vena romantica si tramuterà in nostalgica ed allora voglio esaurirla adesso, spremendo la mia     fantasia come un limone.

E lancerò i limoni contro la tua finestra, lancerò tutti quelli che ho spremuto.

b-  E non fingere di esser cattiva.

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