Analogie.

1.

Piange davanti il bagno, biascica parole e poi si siede e tiene il viso tra le mani.
Non riuscivo ad aspettare, lo odio, non mi ha lasciato spazio, non mi ha lasciato il tempo.
O. ha 4 anni ed i pantaloni tutti bagnati, non è riuscita a trattener la pipì mentre R. un prepotentello di quasi 5 anni temporeggiava sul water. Io l’abbraccio e le ripeto, ti capisco tesoro, ma non vergognarti, non è facile trattenersi, può succedere.

Z. non ha 4 anni ma anche lei ha pianto a terra in un bagno per non esser riuscita a trattener qualcosa. Z torna nello stesso luogo, dopo tanti mesi,  e rientrando nello stesso bagno ride.
I bambini imparano a trattenere la pipì, i grandi forse ad educare i sentimenti. Ma ci vuol comunque tempo.

2.
Non vedo niente, non vedo niente.
Ha le mani sporche di terra ed i pantaloni pieni di fango.
G. ha 3 anni e mezzo ed è vittima di una manciata di terra negli occhi da parte di qualcun’ altro.
Gli chiedo chi sia stato e lo porto a sciacquar il viso. Adesso vedi bene, no?
Non smette di strillare fin quando non faccio il gioco più sciocco che conosco. Se tocchi diverse parti del mio corpo farò espressioni diverse.
E lui smette di piangere e continua a tirarmi le orecchie e premermi il naso.

M sta seduto sulla metro mentre fuori sta facendo giorno e chiude gli occhi, li chiudo anch’io e mi accuccio sulla sua spalla.
Stanotte mentre ballavo ho cominciato a non veder più nulla, per 10 minuti ho creduto di esser cieco, mi dice. Son andato al bagno a sciacquar la faccia e stavo di nuovo benissimo.
È lo jagermeister dico io. Non far quel nome, dice lui. Non nelle prossime 24 ore.

3.
J mi accarezza la mano, è diffidente, titubante poi si avvicina e poggia la sua test sulle mie gambe. Tutti riposano intorno a noi. Mi avevano detto tu fossi uno difficile, problematico eppure sei qui, sei qui a darmi il tuo amore.
Una famiglia complicata han detto.
Tu sei già grande. Tu sei già bello. Mi sdraio sul tappeto colorato, ti arrampichi su di me e ti addormenti sulla mia pancia. Ti stringo e chiudo gli occhi felice ed inquieta per timore di svegliarti e disturbarti. Mi accarezzi il viso.
Il giorno dopo ti vedo e ti vengo incontro, cerco di darti la mano e tu scappi via violentemente guardandomi come se non mi conoscessi.
La maestra si avvicina e mi dice che me l’aveva detto che eri un bambino complicato, non rimanerci male Roberta, i bambini son così.

Sulla metro ci ripenso. Ma non è vero che solo i bambini son così. No. Cosa vuol dire bambino.

3 commenti

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3 risposte a Analogie.

  1. marti

    L’ho letto.
    Davvero bello, molto tuo.
    Specialmente la nuova e vecchia robi che continua a fare analogie, come tra l’uovo,la gallina i neuroni e la fenomenologia; come la tua capigliatura, la tua altezza, una giraffa e bambam…
    brava Ro, mi piace.
    Una lettura per ogni età (analogicamente parlando).

    • roadesso

      la nuova vecchia robi sempre più perseguitata da ogni forma di analogia esistente. Mi sembra che questa sia sempre e da sempre l’unica vera chiave di lettura del mondo.
      Che poi l’analogia cos’è. Boh. Roccaro Docet.
      Mi manca un po’ l’università Marti.
      E grazie….
      tua.

      • Marti

        Se vuoi,posso parlarti un pò dei DOVERi dell’uomo di Mazzini, mi sta davvero piacendo, nonostante tutte le riserve del caso.
        A me manchi tu all’università.
        Ci mancherà sempre qualcosa.Per analogia.
        Ciao tesoro…

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