Bianco.

Nevicano fiocchi di cenere su Berlino.

Han la stessa forma di istanti che si schiantano al suolo.

Non puoi più raccoglierli con le mani.


Jaspar sta su una piccola sedia con le mani incollate alla finestra ed il suo sguardo è stregato da tutto il bianco intorno.
Quanto ha aspettato questo momento. Quanto ho aspettato questo momento.

Poco lontano da lì, ad est della stessa città, lui sta davanti allo schermo del suo mac, si è svegliato poco prima, la violenta luce della città innevata si è schiantata sulle sue due finestre e lo ha fatto sorridere, perché tutto era già bianco, ed oltre la sua pelle, qualcosa di più bianco.

Lei ha tirato fuori la lingua e cercato un atomo volante di ghiaccio.
Ha cercato il bianco anche se c’è solo tutto bianco intorno.

E che il bianco possa stordire il resto degli altri insulsi colori dell’iride.

Il bianco che isola gli errori mentre ci saltelli sopra con le scarpe peggiori.
Il bianco del cielo che è  solo grigio che fa l’amore col giallo, che dopo l’orgasmo sparisce, che lascia i due colori liberi di esser colori a prescindere, scissi.

Era solo sperma.

Bianca come la patina che le ricopre gli occhi sotto la luce a neon dell’ultima metro inseguita.

Bianca è la nuca di lui mentre sta di spalle, candida come la neve mentre si fa sfiorare da ciocche cenere.

Nevicano ancora fiocchi di cenere su Berlino.


Che se non puoi raccoglierli puoi calpestarli.



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