Introduzione:
(…)
La stanza non le è mai parsa tanto stretta.
Si ricorda ancora come nei mesi i suoi ricordi la modificavano rendendola enorme.
E adesso c’è un silenzio dietro l’altro, un silenzio talmente ingombrante da occupare qualsiasi spazio percorribile tra loro. Non ci si può nemmeno muovere, si rimane immobili pur fingendo di agire.
Ma in quella stanza c’ho ballato, in quella stanza c’ho sognato.
In quella stanza c’ho cambiato le lenti scure dei miei occhi scegliendone un modello diverso e colorato.
Quella stanza adesso la lascio senza guardarmi intorno e calpesto a piedi nudi il vetro delle lenti colorate che avevo scelto, incosciente, di indossare.
Ma anche il sangue sembra sia bianco. Asettico.
Svolgimento:
Asettico, come gli occhi di lui in quell’istante.
Ed allora
Vai via da qui,
le dicono quegli occhi, più della stessa voce.
Vai via da qui,
si ripete lei. Si sussurra. Si urla, ma restando sempre in silenzio.
Chissà se la porta ha fatto davvero tutto quel rumore che le è sembrato di sentire mentre correva giù per le scale.
Voleva davvero sbatterla?
o voleva andar via chiudendola piano?
Fuori piove. Piove dentro.
Conclusione:
Lui ha ripulito il karma di lei con fare quasi maniacale mentre il suo invece, di karma, adesso giace sudicio sullo stesso pavimento da cui l’ha costretta a raccogliere in fretta i vestiti.




